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Restiamo in tema di scatti e vediamo quanto spazio la rete dedica alla fotografia, all'immagine di un istante. A voi qualche esempio...
 
MastersOfPhotography.com
MagnumPhotos.com
Contrasto.it
PolarisImages.com
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04/11/2005
Alessandra Montelli
ale@buongiorno.com
La ville qui tue le femmes

La citta' che uccide le donne
Mapplethorpe, scandalo e grazia
NBA, canestri e miliardi
Debutta Google Print

LA CITTA' CHE UCCIDE LE DONNE
Inutile chiedersi il perche' di certe situazioni, di cose che accadono... a volte il silenzio e' un pesante fardello fatto di incomprensione, incredulita', rabbia, dolore, sdegno e impotenza. Ma come puo' la parola anche solo provare a trascinare con se' questo fardello? Probabilmente queste ed altre riflessioni sono passate per la testa di coloro che hanno deciso di affidare alla rete quello che definiscono un Web-documentario, alla cui base ci sono due anni d'inchiesta, 3 viaggi sul posto e un libro, un disperato grido di soccorso, "La ville qui tue le femmes". "La citta' che uccide le donne" e questa citta' e' Ciudad Juarez, Messico, al confine con gli Stati Uniti, ad uno sputo da El Paso. Citta' di frontiera, dove frontiera significa senza legge, significa impunita', significa nessuna domanda sul perche' della violenza, dove portare una pistola e' come indossare un cappello, e dove una donna incarna la vittima per eccellenza. A Ciudad Juarez, a partire dal 1993, sono state assassinate circa 400 donne e altre 500 sono scomparse. Cifre variabili a seconda della bocca che si ascolta, cifre difficili da riportare ad altrettanti cadaveri, ad altrettante morti violente. Colpevoli? Impossibile stabilire, individuare e quindi punire i responsabili. Per far fronte all'indignazione, al dolore e alla sete di vendetta 18 persone sono state indicate come presunte colpevoli, una dozzina di loro e' stata condannata. Eppure... Confine, deserto, Ciudad Juarez... una citta' che inghiotte chi vi si avventura. La citta' delle morte vede transitare ogni anno 55 milioni di persone, di macchine e di camion che attraversano il confine tra Texas e Messico. 1 1/2 milione di abitanti e fabbriche, tante fabbriche - stabilimenti di aziende straniere - che hanno cominciato a comparire dall'inizio degli anni '90. Questo si e' tradotto in una massa di gente, soprattutto donne, soprattutto giovani, accorsa qua per trovare un lavoro. Ma Ciudad Juarez e' anche droga. Delle 300 tonnellate di cocaina colombiana che arrivano in America, un terzo passa da qua. Ovunque uomini armati, giganteschi 4x4 dai vetri schermati e senza targa... ovunque di nuovo e sempre una parola: violenza. Ma si tratta di una violenza senza possibilita' di coscienza, perche' non c'e' legge che la limiti, perche' qua il limite si confonde, tra uno stato e l'altro, tra le rocce di un deserto pronto ad accogliere cadaveri. Non e' un romanzo, non e' uno stereotipo, non e' un'esagerazione, e' un briciolo di cruda realta' che questo documentario on line racconta con fotografie, schede, registrazioni radio, video... Foto di volti ma anche di ossa, video di persone che setacciano il deserto, non piu' mossi dalla speranza di trovare un vivo, ma dalla pieta' che accompagna il desiderio di dare degna sepoltura ad un cadavere. Il materiale del libro e' stato gettato nell'etere. Perche'? Quante risposte si possono dare a questa domanda?

MAPPLETHORPE, SCANDALO E GRAZIA
Fino al 1 gennaio 2006, al Palazzo della Promotrice delle Belle Arti di Torino, va in scena la grande mostra dedicata al fotografo statunitense Robert Mapplethorpe curata dal critico Germano Celant. Scandaloso e trasgressivo in vita, dopo la morte per Aids avvenuta nel 1989 Mapplethorpe ha subito sorte simile a quella di Andy Warhol, da lui molto ammirato, diventando una delle icone più rappresentative del panorama artistico internazionale. La mostra è realizzata in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York, fondata dall'artista poco prima di morire. Scopo di ques'ultima è promuovere la fotografia "artistica" e contribuire alla ricerca sul virus dell'HIV. Sul sito oltre a una biografia dell'autore, che vi aiuterà a collocarlo all'interno della cultura dell'ultimo trentennio, trovate anche tutte le mostre in corso che riguardano Mapplethorpe ed una selezione dei suoi lavori (fiori, nudi maschili e femminili, ritratti e autoritratti). In più web shop con cataloghi, libri, cd rom, calendari e poster.

NBA, CANESTRI E MILIARDI
Mito e leggenda sportiva, ma anche macchina da soldi che fattura - grazie ad un marketing efficientissimo - cifre impressionanti impinguate ogni anno da nuovi prodotti, iniziative collaterali, articoli d'abbigliamento e gadget che ruotano intorno al mondo del campionato di basket professionistico americano. Si tratta di uno degli eventi mediatici più seguiti al mondo: le gare della NBA - di cui questa settimana e' iniziata l'edizione n. 59 - vengono proposte da oltre 200 reti televisive ed campioni della palla a spicchi d'oltreoceano sono popolari quanto le star di Hollywood. Nata nel 1946 per iniziativa dei titolari di alcuni grandi impianti sportivi messi in crisi dalla guerra, la BAA (questo il suo primo nome) si distinse subito dalle altre leghe per un capillare sistema di reclutamento dei talenti usciti dalle università e per l'organizzazione del campionato in due fasi (regular season e play off) in modo da assicurare a tutte le società un adeguato numero di match di grande richiamo. Il business e' stato scalfito solo dalla folle corsa agli ingaggi del passato decennio, culminata nel 1998 in una clamorosa serrata da parte dei proprietari. Gli accordi fra NBA, giocatori e franchigie furono strutturati per dare a tutti una fetta consistente di questa immensa torta che assicura ai protagonisti denaro, celebrità ed uno status invidiabile. Non e' un caso che ancora oggi il sogno di ogni giocatore, in qualsiasi parte del mondo, sia quello di ricevere la chiamata per i mitici draft, le "scelte" governate da un minuzioso regolamento che le squadre fanno ad inizio anno per rinforzare l'organico.

DEBUTTA GOOGLE PRINT
Anche i motori di ricerca si evolvono. E il motore dei motori ogni giorno ne presenta una nuova. Da ieri è online Google Print, il servizio destinato al reperimento di libri presenti in Rete. Permette infatti di fare ricerche bibliografiche ma anche di visualizzare e leggere una parte dele testo. Basta digitare il titolo preciso di un'opera o il suo autore e il gioco è fatto. Google Printè nato dall'accordo tra il motore, quattro universita' e una biblioteca. Il materiale che il motore di ricerca mondiale ha messo sul web e' quello non protetto dal copyright e non coinvolto in azioni legali. Si tratta dunque di una piccola parte dell'enorme mole di pagine che il portale ha intenzione di mettere in Rete.
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